Presentazione del volume "Il ritorno del fante" di Pier Antonio Quarantotti Gambini, nell'edizione curata da Daniela Picamus

Il ritorno del fante167           

 

Pare non solo doveroso, ma anche necessario, allo scorrere dell’ultima ora, nella ricorrenza estrema di Pier Antonio Quarantotti Gambini, ricordare e ripensare al nostro scrittore migliore del ‘900 di terra istriana. Era il 1965 quando, prematura, lo colse la morte. Increduli, perché sorte inattesa, non solo quelli che gli erano accanto ma, allora, che ancora ce n’era, l’opinione pubblica tutta.

L’andarsene di un uomo, raffinato nell’aspetto e nell’animo, pareva significare lo sparire di un tempo e di una dimensione che si stava facendo desueta. L’eleganza del suo scrivere, ricercato, mai banale, denso di atmosfera e di parvenza nobile, pur, quasi in contraddizione, anche semplice, dava la sensazione che ci si trovasse davanti a uno dei “primi”, quando questo dire acquisisce significato nel contrapporlo agli “ultimi”.

                                                                                 

Concetti. Pure il dono che ci fece con quel breve testo che lui volle chiamare “Il ritorno del fante”, commissionatogli dalla RAI nel 1961 ad inaugurare il secondo canale in contemporanea rimembranza dei cento anni d’unità italiana, e che la stessa RAI modificò in “Tutti quei soldati”, sposta il nostro scrittore a ragionare senza velo sul sentire più umile e sul sentire dei più umili. Quegli uomini, i fanti, i soldati in genere, della prima guerra mondiale, quella della “conflagrazione universale”, che non sono élite paretiana ma che sono la massa, la gran parte dell’umanità. Poiché l’esito di ogni cosa, nella sua complessità, sta nell’insieme universale e non nel particolare.

Quarantotti Gambini dette allora prova, in poche pagine – e ben lo illustra Daniela Picamus nel suo intenso saggio che esamina le diverse lezioni del testo prima della versione finale e ragiona sulle vicende, anche fastidiose, che accompagnarono la trasmissione in RAI – di riuscire ad andare oltre ciò che sarebbe stata una facile banalizzazione di ricordi “gloriosi” di vittoria nazionale “grande” di un prima “grande” guerra. E l’occhio e il senso degli “ultimi” si incarnano perfettamente in Quarantotti Gambini, uno dei “primi”, che si concede e, anzi, cerca il sostegno di altri scrittori, protagonisti degli eventi e, per questo, testimoni veri, nello scritto, della tragedia generale. Da Slataper a Stuparich, da Comisso a Hemingway, da Ungaretti a Saba, pur in parte cassati nella versione ultima, limpido appare il comprendere e il comunicare incarnato da Pier Antonio Quarantotti Gambini. È un aver capito, e di conseguenza detto, che non stava nella retorica costruita a posteriori il senso degli eventi – e lo riconosce, in qualche modo, anche Todero, nel suo breve saggio di taglio storico e letterario che chiude questo volumetto – ma nel crudo testimoniare del pensiero semplice di sangue, fango, paura e morte trovati, e di mamma, paese, figli e mogli … e giovinezza perduti.  

Sono passati ormai quasi vent’anni da che, accompagnato da Alessandro De Varda, nipote prediletto di Pier Antonio e figlio di sua sorella Nike, mi accostai alla casa veneziana di San Cassian e, con decisione condivisa, si scelse che l’I.R.C.I., l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste, accogliesse le carte di famiglia dei Quarantotti Gambini. Da allora abbiamo il privilegio di essere, in qualche modo, gli eredi spirituali dello scrittore e di tutta la famiglia. Ma il privilegio è anche il dovere di tenere alto il ricordo di un uomo e uno scrittore del cui nome qualcuno disse , in tempi recenti, “sembra essere remoto … eppure, attraverso Quarantotti Gambini, la letteratura giuliana dialoga, ad alto livello, con il côté intellettuale italiano e internazionale”. In questo indubbiamente uno dei “primi” che, però, cammina con gli “ultimi” e che, come sentisse il presagio dell’ineluttabile, pare adagiarsi a quel destino che è comune e non distingue quando si congeda da noi con …

Nella vita, solo un baratro,

d’indifferenza a ciglia asciutte, trovi,

quando sul cuore preme l’infarto, e muovi

lo sguardo appena.Stan le cose mute

tutte all’intorno, vive ancora del giorno

alla luce, ed insieme già perdute.

Uscendo dalla tenebra, una mano

ci afferra dura al petto e …

(Pier Antonio Quarantotti Gambini, 1965)

                                                                                                                                           Piero Delbello                                                                                                            Direttore I.R.C.I.

                                                                                                                                           

Share
Italian - Italy
acquistare viagra generico online dove comprare viagra in italia comprare viagra on line senza ricetta viagra prezzo in farmacia