Apre il Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata

inaugurazione 26 giugno 2015


Il prossimo 26 giugno alle 17.30 verrà inaugurato e aperto a Trieste il Civico Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata, una realtà lungamente attesa e certamente unica nel panorama regionale dei musei, dove va a occupare da subito un posto di rilievo soprattutto perché, muovendosi da una prospettiva storica, vuole inserire la sua attività in un contesto culturale sovraregionale e sovranazionale, vivace e fortemente connotato da uno spirito europeo.

Mentre l’idea era stata abbozzata dalle associazioni degli esuli fin dai primi anni 80, il progetto è partito già nel 1998, quando il Comune di Trieste, attraverso deliberazioni giuntali e convenzioni, ha concesso in comodato d'uso il palazzo di via Torino all'IRCI, Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata, affinché questo disponesse di una sede adeguata ad ospitare le memorie della comunità italiana che dopo la seconda guerra mondiale aveva dovuto lasciare la propria terra e vivere in esilio.

L'IRCI, infatti, fin dall’atto di costituzione, alla metà degli anni Ottanta, ha sempre avuto tra i suoi obiettivi la realizzazione di una rassegna permanente che testimoniasse la storia e le vicende culturali delle genti istriane, fiumane e dalmate. Tale obiettivo si è ulteriormente rafforzato con l’atto prefettizio di concessione all'Istituto delle masserizie degli esuli - circa 1500 metri cubi -ancora depositate presso un magazzino del Porto Vecchio di Trieste, elemento fondante per esporre la storia più recente e travagliata di queste terre.

In seguito alla concessione dell'immobile, l’IRCI ha reperito da proprie fonti l’importo necessario, circa cinque milioni di euro, al restauro ed all’adeguamento del palazzo e, desiderando proporre una testimonianza la più ampia possibile di quella che è stata la civiltà italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, ha acquisito nel tempo, aldilà delle masserizie, numerosi materiali utili allo scopo e ha costituito una ricca biblioteca, oltre a conservare importanti fondi archivistici.

Alla conclusione dei lavori di ristrutturazione del palazzo, tra Comune di Trieste e IRCI si è stipulata nel 2008 una convenzione finalizzata alla realizzazione del museo, che prevede la condivisione, attraverso una commissione scientifica, delle scelte progettuali e contenutistiche, e, alla fine, l'integrazione nel sistema dei musei civici triestini. L'IRCI manterrà, comunque, un collegamento con l'attività del museo attraverso la sua partecipazione, in diverse forme, alla gestione del futuro museo civico e la permanenza della sua sede associativa, compresi biblioteca e archivio, al primo piano del palazzo.

Il museo che si apre il 26 giugno è una realtà multidisciplinare, frutto di un lavoro collettivo che ha visto impegnati molti studiosi ed esperti di cultura istriano-fiumano-dalmata assieme a giovani progettisti e ricercatori, che hanno dato vita a un percorso rispettoso della tradizione, attento alla vasta bibliografia esistente sulla storia di quei territori e nel contempo connotato da un linguaggio contemporaneo, che utilizza largamente gli strumenti multimediali e permette al visitatore di interagire col museo approfondendo ampiamente gli argomenti trattati nelle sale.

Assieme agli oggetti e ai documenti messi a disposizione dall'IRCI, tra cui buona parte proviene dall'ormai famoso “Magazzino 18” efficacemente narrato nello spettacolo di Simone Cristicchi, saranno esposti reperti archeologici, opere d'arte, documenti, libri, stampe, disegni e fotografie di proprietà dei Civici Musei di Storia ed Arte e del Museo Revoltella, ma anche di numerosi collezionisti privati disponibili a collaborare con prestiti e donazioni.

Il percorso si snoda su tre piani, dal piano terra, dove, assieme alle strutture di accoglienza saranno predisposte due postazioni di consultazione di archivi digitali, al secondo e al terzo piano, prevedendo anche un successivo sviluppo nel quarto.

Al secondo piano il visitatore potrà conoscere la storia del territorio attraverso un'ampia documentazione proposta secondo diverse modalità, dal documentario introduttivo che lo accompagna alla scoperta dell'Istria bianca, dell'Istria verde e dell'Istria rossa, alla linea del tempo che scandisce nei passaggi più importanti le vicende succedutesi dall'antichità al secondo Novecento, al totem con touch screen che permette di sfogliare 34 schede di approfondimento, alle vetrine che contengono preziosi reperti archeologici istriani e dalmati. Sopra il suo capo ci sarà una sorta di “tetto” che ripropone la sagoma della penisola istriana completa dei riferimenti topografici.

Proseguendo nella sala successiva potrà immergersi nell'Istria agricola e marinara, vedere da vicino gli strumenti del lavoro contadino e la vita dei pescatori ambientati su sfondi fotografici d'epoca, entrare in un'aula scolastica e in una bottega artigiana, avvicinarsi alle lingue, ai costumi e alle tradizioni, ai riti religiosi e agli oggetti della vita quotidiana.

Al terzo piano avrà modo conoscerne gli aspetti paesaggistici e monumentali attraverso un vasto repertorio di immagini riprese tra la fine dell'Ottocento e gli anni Trenta, potrà percorrere un viaggio nello spazio e nel tempo assieme agli uomini di cultura, pittori, scrittori e musicisti che fin dal secolo XVIII hanno studiato e amato l'Istria, Fiume e la Dalmazia, leggere le loro parole, ascoltare le loro composizioni e vedere i loro volti, fino ad arrivare al momento in cui tutto ciò è stato brutalmente interrotto dalla guerra, rappresentato da una stanza buia che, attraverso un filmato fortemente evocativo, permette di entrare nel dramma dello scontro nazionale e politico degli anni quaranta.

Il percorso continua seguendo il destino delle centinaia di migliaia di profughi costretti all'esilio, mostrando al visitatore gli oggetti e le carte che hanno accompagnato la loro fuga, tanti bauli e tante casse piene di stoviglie e di libri, i ricordi che si sono conservati e quelli che ci si è lasciati alle spalle per ricostruire delle nuove vite. Anche in questa fase, per aiutare il visitatore a capire la portata del dramma e delle sue conseguenze, vengono utilizzate immagini d'epoca assieme alle parole di gente comune e di intellettuali, tra cui lo scrittore Pier Antonio Quarantotti Gambini al quale viene dedicata una sala.

Non sarebbe possibile, però, concludere la visita senza vedere dal vivo le ventuno opere di proprietà dello Stato italiano provenienti da diverse località dell'Istria che in questo momento sono conservate nel vicino Civico Museo Sartorio. Tavole di Paolo Veneziano, pale d'altare di Alvise Vivarini, Benedetto Carpaccio e di Giambattista Tiepolo, solo per citare qualcuno degli autori presenti, che le associazioni degli esuli sperano di accogliere prima o poi nelle sale di via Torino. In attesa che, a livello ministeriale, si decida il destino di questi capolavori, il Comune concederà di visitare gratuitamente la sezione della pinacoteca in cui le opere sono esposte a chi si presenterà con il biglietto del Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata.

Alla fine di questo percorso il visitatore dovrà avere raggiunto, da un lato, la consapevolezza dell'unicità e della straordinaria ricchezza culturale del mondo istriano-fiumano-dalmata di lingua italiana e dell'ingiusto destino a cui è stato condannato dalla storia, ma anche delle ampie prospettive che a questa cultura si aprono nella nuova Europa. Per questo il museo nasce in un momento molto propizio per valorizzare un patrimonio secolare e consegnarlo alle future generazioni.

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