"Radici. Vita tradizionale in Istria": di Roberto Starec e Sergio Sergas. Live in Revoltella, 13 gennaio, ore 17

Amici! 

Vi segnaliamo che lunedì, 13 gennaio, ore 17, il dvd "Radici. Vita tradizionale in Istria" di Sergio Sergas e Roberto Starec verrà proiettato nella prestigiosa cornice dell'auditorium del Museo Revoltella (g.c.).  

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Giocato sui concetti che possono esprimere gli elementi naturali, TERRA, ARIA, ACQUA e FUOCO, il dvd documentario “RADICI. Vita tradizionale in Istria” prodotto dall’I.R.C.I., Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste, è l’ultima fatica di Roberto Starec, classe 1949, ricercatore fra i migliori nel campo dell’etnoantropologia che il panorama locale abbia potuto offrire negli ultimi anni, scomparso prematuramente il primo maggio 2012.

È la TERRA istriana, rossa, gialla o nera, ad essere l’anima, quasi martoriata ma resa produttiva dagli animali, i manzi istriani, nell’aratura tradizionale, ripresa mentre vi operano gli ultimi contadini capaci di portare al lavoro i bovini: l’ingiogatura, i metodi di aratura, le “trappole” inserite sopra gli zoccoli a bloccare la possibilità di deviazione o le “musariole”, messe, ancora, perché il “boscarin” andasse dritto e non cercasse cibo, distogliendosi dal percorso. È l’ARIA a gonfiare le vele tradizionali delle battane o delle passere, barche dei pescatori, ad indicare il percorso piegato dal timone. È l’ACQUA, su cui si naviga lungo la costa, terribile e temibile d’improvviso, quanto domata dall’abile mano di chi ancora sa condurre la barca, mossa solo dalla forza della natura guidata dall’uomo. È la stessa ACQUA che, ancora, spinge le ultime ruote dei mulini, ripresi nell’estremo funzionamento e oggi, inesorabilmente fermi, abbandonati. È il FUOCO irretito dall’uomo a produrre nelle carbonaie, tanto complesse e lunghe nella lavorazione, l’elemento fossile necessario ancora al fuoco per riscaldare. Ed è ancora il FUOCO a sviluppare la fucina del fabbro, nel suo battere tradizionale il ferro sull’incudine e ad inventare quel panorama magico di protezione per l’uomo dal soprannaturale. Poiché dove sta il ferro e dove agisce il fabbro il maligno non giunge.

Corredato da passaggi in dissolvenza fra l’immagine di un tempo, dagli inizi del '900 agli anni '30 e '40 di quel secolo, e l’ultima impronta della tradizione colta mentre è ancora nel suo agire prima che tutto scompaia, il documentario offre il recupero di un passato vissuto fissato nel film a restare traccia indelebile della consuetudine soppiantata, non sempre adeguatamente, dalla modernità. Va dato merito a Roberto Starec (e a Sergas che lo ha coadiuvato) di averci lasciato un capitolo necessario della vita nostra, come la seppero i nostri padri. Ed è, d’altra parte, in perfetta sintonia con quell’indagine corposa, puntuale, condotta da Starec con il suo consueto rigore, appena pubblicata dal Centro di Ricerche storiche di Rovigno, “Pietra su pietra”, opera che consente di gettare uno sguardo profondo su quell’architettura “tradizionale” in Istria - si badi alla connotazione che Starec intende attribuire al qualificativo “tradizionale” -   che se da una parte contraddistingue la dimensione rurale da un’altra illumina particolari abitativi anche di area marinara (le case delle saline, salari) o ancora va ad analizzare particolari determinanti come il “focolare sporgente”, vano, direi, a sé che si spinge all’esterno della conformazione abitativa sia in forma rettangolare o poligonale (cavada) che in forma semicircolare (tornica). Là non mancano i riferimenti ai portici o alle loggette, o a quell’apertura esterna così famigliare in certe zone, per quelle case con scala esterna in pietra che porta ad una sorta di ballatoio, terrazzino (sia coperto che scoperto) chiamato comunemente in Istria baladòr (ma anche baladùrbalidor, anche se così più in area triestina). Tratto che sicuramente ingentilisce l’aspetto dell’abitazione se visto a confronto con altre soluzioni tradizionali come quella della scala (in legno) interna.

Allo stesso modo il dvd traccia le linee di una documentazione antropologica dove lo “scrivere di un popolo” (quello istriano) non è frutto di osservazione distaccata ma di un rapporto empatico in grado di fornici la visione dell’attore - nell’azione analizzata - che è il testimone, “partecipato” dal ricercatore.

Tanti brani di un popolo, tanti tasselli di una società, nella tradizione e nella sua evoluzione, ci sono stati forniti da Roberto Starec e in molti casi proprio l’IRCI è stato promotore e produttore degli esiti delle sue ricerche: basti, fra i tanti, ricordare il volume “Coprire per mostrare. L’abbigliamento nella tradizione istriana (XVII-XIX secolo)” (IRCI-Svevo Trieste 2002) oppure il cospicuo saggio, accompagnato da due cd con le registrazioni sul campo, “I canti della tradizione in Istria” (IRCI-Grafo Brescia 2004).  

Il documentario “RADICI” è stato costruito con la collaborazione di Sergio Sergas, esperto e appassionato del settore, ed è frutto di una ricerca decennale promossa, appunto, dall’IRCI e concepita come contributo sia didattico in assoluto che come complemento al lavoro di allestimento e comunicazione del Museo della Civiltà istriana, fiumana e dalmata della nostra città, in via Torino, 8.

Piero Delbello

(foto di Sergio Sergas)

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