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Epurazione di frontiera

di Roberto Spazzali

L'epurazione del fascismo nella Venezia Giulia assunse toni e significati diversi dal resto d'Italia. In considerazione della particolare situazione posta dalla divisione territoriale della regione, nelle due zone d'occupazione, anglo-americana e jugoslava, tra il 1945 e il 1948 fu posta in essere una duplice epurazione che tendeva a proprie finalità : nella zona A (Trieste, Gorizia, Pola) ristabilire la democrazia con un occhio rivolto alla riconciliazione nazionale, nella zona B (Istira) avviare un profondo processo di sovvertimento dei ruoli politici e sociali in vista della futura annessione jugoslava. Nella Venezia Giulia, l'epurazione avvenne in una condizione meta-normativa, in quanto le autorità civili e militari decisero d'operare autonomamente, seguendo specifici criteri di valutazione del livello di compromissione. Dopo gli anni del fascismo, le persecuzioni delle popolazioni slave, le leggi razziali, la guerra d'aggressione, le stragi istriane dell'autunno 1943, le deportazioni naziste dei venti mesi d'occupazione, le liquidazioni jugoslave del maggio-giugno 1945, si trattava di aprire un ulteriore, doloroso, capitolo sul comportamento di tutta la società di una regione di frontiera interessata da una lunga fase di tensione nazionale, politica e sociale, che non poteva essere semplificata. Invece si giunse alla semplificazione, come inevitabile passaggio al dopoguerra. Nella zona A, oltre alla necessità di ritornare allo stato di diritto, intervenne l'esigenza di chiudere rapidamente la parentesi fascista, con un numero piuttosto limitato di sanzioni. I conti col fascismo vennero fatti sul peso della politica addotata a partire dalle leggi razziali e dalla guerra civile e non tanto dal regime come tale. Nella zona B, gli autoreferenziati Poteri Popolari colsero nei processi d'epurazione l'occasione per giustificare le liquidazioni del maggio'45 e per espellere la classe dirigente italiana d'Istria, ponendo una seria ipoteca sul futuro della Regione, anche se ogni località addottò criteri individuali. Inoltre, in seno al Partito Comunista della Regione Giulia si coltivò l'ambizione di completare l'epurazione più radicale, qualora fosse stato costituito il Territorio Libero di Trieste, ma la classe operaia triestina non aderì e non partecipò al disegno, provocandone il fallimento.
Dalla ricerca, operata su documentazione inedita e per la prima volta disponibile, emerge un volto inaspettato della società giuliana, colta in una fase cruciale della storia del Novecento.
In appendice al volume e qui in linea gli elenchi degli epurati della zona A e della zona B.

Tratto da:
Epurazione di Frontiera 1945-48. Le ambigue sanzioni contro il fascismo nella Venezia Giulia.
I.R.C.I. - LEG, Gorizia, 2000
pagg. 408 ( 14 x 21 cm)

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