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S.I.S.A. a 90 anni dal primo volo commerciale fra Trieste e Zara

Inaugurata venerdì 21 aprile alle ore 17.30 presso il Museo della Civiltà istriana fiumana dalmata di via Torino, 8 a Trieste, la mostra dedicata al 90° anniversario del primo volo commerciale fra Trieste e Zara è stata prorogata fino al 25 giugno.

La mostra sarà visitabile con il seguente orario:

da lunedì a venerdì dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle ore 16.00 alle ore 18.30,

il sabato dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e la domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.30.

 

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NAZARIO SAURO. Iconografia di un eroe 1916-2016

La mostra dedicata alla figura di Nazario Sauro, inaugurata venerdì 16 dicembre, presso il Civico

Museo della Civiltà istriana fiumana dalmata di via Torino, 8 a Trieste sarà visitabile,

ad ingresso gratuito, fino al 2 aprile 2017, con i seguenti orari: 

lun. - sab.: mattino 10.00 - 12.30; pomeriggio 16.00 - 18.30.

dom.: solo mattino 10.00 - 12.30.

 

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MARE fra turismo e navigazione, l'immagine del mare nella Venezia Giulia e in Dalmazia 1890-1940

Mostra allestita presso il Civico Museo della Civiltà istriana fiumana dalmata di Via Torino, 8.

E' stata prorogata fino al 30 ottobre con il seguente orario:

lun. - sab. 10.00 - 12.30 e 16.00 - 18.30; dom. 10.00 - 12.30.

 

VOTATE LA MOSTRA E LASCIATE IL VOSTRO COMMENTO!

Andate alla pagina al seguente link: http://www.italive.it/evento/19019/mare-fra-turismo-e-navigazione

 

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Ricordo di Arrigo Grassi e delle vittime delle miniere dell'Arsa

In occasione della cerimonia di scoprimento della targa in ricordo del minatore medaglia d'oro Arrigo Grassi, caduto nella sciagura di Arsia il 28 febbraio 1940, che avverrà in collaborazione con il Comune di Trieste lunedì 30 maggio alle ore 16.30 al piano terra del Civico Museo della Civiltà istriana fiumana dalmata, in via Torino 8,  l'I.R.C.I. ha allestito una piccola mostra dedicata a cui siete invitati a partecipare.

La mostra rimarrà aperta, con gli orari museali, sino al 12 giugno p.v.

 

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Nel nome del carbone

A R S I A:  Storia di lavoro e di lotta, di grandezza e di tragedia

È una storia strana, una delle tante storie italiane che potrebbe essere americana, o inglese, ma anche tedesca. Ma questa parla italiano. Anzi no: parla veneziano. Ma non solo e non sempre. Parla francese, parla tedesco, parla slavo, parla mille dialetti che pare non facile capirsi ma che alla fine capiscono tutti. E, in fondo, parla soprattutto italiano. Tutto era cominciato tanti anni prima in quella malsana e bituminosa piana vicino ad Albona, nella parte meridionale e a est dell’Istria che tende lo sguardo quasi alle isole e si sforza di scorgere l’esordio di Dalmazia: l’Arsa.

Era il secolo che ha inizio con l’anno 1500 e già Venezia, la Serenissima Repubblica, tracciava il primo solco di speculazione e sfruttamento che avrebbe connotato il segno di quel territorio: non erano ancora miniere di carbone vere e proprie ma dai pozzi bituminosi usciva la pece, fondamentale per l’impermeabilizzazione delle imbarcazioni. Lo sfruttamento della pegola svela le sue tracce in concessioni ufficiali già nel 1626 e poi nel 1659 quando è l’albonese Lodovico Dragogna ad ottenerne il privilegio.

Solamente nella seconda meta del 1700 si comincerà a parlare di carbone mentre nel momento napoleonico, fra il 1807 e il 1808, verranno emesse le prime leggi in merito alla sua estrazione per opera del viceré d’Italia, Eugenio de Beauharnais. Il tratto speculativo dell’estrazione del carbone avrebbe subito un’impennata verso la metà del 1800 con l’idea di facili e rapidi guadagni e, nel contempo, con i primi disastri, come quello del 15 aprile 1845 con conseguente sacrificio di vite umane. Erano anni che avevano visto nascere, l’una contro l’altra, ben due società con l’intento dello sfruttamento e i nomi dei finanzieri coinvolti era da notorietà mondiale. I Rothschild furono i primi a detenere il grosso del pacchetto azionario dell’area allora operativa. Ma a seguire un altro imprenditore, Wernld, iniziò gli scavi nell’area di Vines. La storia ci parla di una rivalità accesa, di atti di sabotaggio, di azioni di spionaggio industriale e di corruzione. Ma anche di inizio di lotta sociale, di fondazione di una “Società di Mutuo Soccorso” che sarà il segno di Carpano e di tutta l’area dell’Albona operaia, luogo di germinazione di idee socialiste e internazionaliste. E questa parte della storia pare chiudersi solo nel 1881, quando, con una forzata fusione dei contendenti, tutto va nelle mani di una società nuova, anzi di un consorzio nuovo, il Trifailer Kohlen Gesellschaft. Gli investimenti, immediati e notevoli, danno il metro della situazione: dai 40 operai attivi nel 1802 si giunge agli oltre 1000 minatori al lavoro e ad una produzione che tocca le 90.000 tonnellate all’anno con una mira dichiarata verso le 130.000. In realtà non si chiude niente poiché l’aumento dell’attività non è direttamente proporzionale al miglioramento della condizione del lavoro. I prodromi delle proteste, che datano a vent’anni prima, si concretizzano nella prima grande serrata operaia con lo sciopero del 14 marzo 1883. Sarebbe stato solo l’inizio. L’ondata di scioperi avrebbe trovato alimento nazionale fra i minatori di tutta l’Austria e fra il 1900 e il 1910, l’anno della grande crisi, la lotta operaia diventa battaglia quotidiana. Né infine valgono la solidarietà e l’appoggio di tanti illuminati “importanti”: dal nobile Lazzarini, il “barone rosso”, a Matteo Bartoli, a Giuseppina Martinuzzi. Lievi saranno i miglioramenti, per lo più salariali, che franeranno nel 1910, appunto con la grande crisi mineraria nazionale, in un mare di licenziamenti e in cinque mesi di lotta che non avrebbe portato a nulla. Poco, sia pur nella migliorata organizzazione operaia, si ottenne nei quattro anni che separavano dalla Grande Guerra quando, proprio le esigenze belliche, faranno sì che l’Austria militarizzasse i minatori nell’obbligo di una produzione certa a scapito ancora del trattamento delle maestranze.

La situazione non sarebbe cambiata di molto con la fine del conflitto. Anzi: ci sarebbe stato un inasprimento della contesa sociale indubbiamente favorito anche dalla presenza di maestranze provenienti dall’area di Belluno e dall’Italia Meridionale. Ma già il 1919 vede l’ingresso in società di forti capitali italiani, grazie soprattutto all’azione di Guido Segre, ebreo, eroe di guerra, nazionalista, fascista dal 1922 e, quel che più conta, fine imprenditore, che riesce, solo un anno dopo, ad ottenere la maggioranza italiana nel pacchetto azionario della società mineraria. Ma questa è un’altra storia. E forse no: è sempre la stessa. Perché ancora grandi nomi della finanza entrano in gioco: la neonata Società Carbonifera Arsa, siamo proprio nel 1919, passa sotto il controllo degli Agnelli né pare sottovalutabile, in questo, proprio il ruolo di Segre, già alla FIAT con Valletta. Il tempo degli Agnelli dura poco: cedono le loro quote non ritenendo sufficiente il guadagno della Società. Entrano in gioco banchieri e aziende triestine e ricomincia (e si inasprisce) la contesa sociale: la produzione aumenta sino a toccare nuovamente le 100.000 tonnellate ma aumentano anche le lotte operaie in quel cosiddetto “biennio rosso” che infiamma, come il resto d’Italia, anche l’area mineraria istriana. Un aumento dello stipendio viene ottenuto e si radicalizza nell’area l’idea socialista che trova nell’anziana maestra Giuseppina Martinuzzi il suo apostolo per la causa di una fratellanza operaia, di una solidarietà sociale sempre più necessaria per la dignità dei lavoratori. Con Guido Segre a presiedere la Carbo-Arsa, il livello di industrializzazione aumenta in maniera esponenziale tanto da raggiungere risultati strategici per un Italia che a breve si trova nella tenaglia delle Sanzioni. Nel 1936 viene concepita la nuova cittadina di Arsia, risposta moderna ed efficace alle esigenze dell’azienda e delle maestranze. Eseguita, in tempo record, sui progetti dello studio dell’architetto Pulitzer e con il contributo di artisti come Mascherini e Carà, sarà un modello esemplare la cui matrice ispiratoria e finanziaria va sempre ascritta alle capacità illuminate di Guido Segre. Ancora lui. Almeno fino al 1938, l’anno dolente delle leggi razziali cui neanche uno come lui sfugge. Sarà di fatto la fine di un uomo e, senza sconti, la fine di un’epoca. Per Arsia sarà la fine di una gestione illuminata. Il germe che porterà alla tragedia del 28 febbraio 1940. E questa è la nostra storia.

 

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Presentazione del volume "Il rito propiziatorio delle rogazioni nell'Istria e nella Dalmazia"

Venerdì 27 maggio alle ore 16.30 presso il Museo di Via Torino, 8 verrà presentato il volume "IL RITO PROPIZIATORIO DELLE ROGAZIONI NELL'ISTRIA E NELLA DALMAZIA" di David Di Paoli Paulovich. Introdurrà il prof. mons. Pietro Zovatto.

 

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Con il recupero del rito legato alle Rogazioni - e qui sì che siamo in terreno di fede -, Di Paoli Paulovich compie un'opera certosina di catalogazione e salvaguardia di tradizioni orali, di canti collettivi che nella loro complessità potevano correre il rischio di andare in perenzione. L'attività sul campo con le interviste agli ultimi praticanti, svolta nel corso di oltre vent'anni, consente all'autore di consegnare ai posteri una sorta di catalogo dei modi e dei tipi, dei luoghi, dei suoni e dei riti, sino a focalizzare l'attenzione su alcune caratterisitiche proprio ritualmente significative quali il "bacio delle Croci" o gli "ornamenti floreali e i tropi" cui dedica adirittura un capitolo della presente opera.

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Piero Delbello

 

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