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11 dicembre ore 18.00 - Inaugurazione mostra Zamarin in Via Torino, 8

Si inaugura venerdì 11 dicembre alle ore 18.00 la mostra sul pittore Zamarin in via Torino n. 8, vedi invito qui sotto:

 

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Composizione degli organi sociali per il triennio 2015 - 2017

 

L'Assemblea Generale dei Soci dell'I.R.C.I., riunitasi in data 25.09.2015, ha eletto i membri degli organi d'Istituto per il triennio 2015-2017 che risultano così composti:

 

Presidente: Franco Degrassi

Vice Presidente: Cristina Benussi

Tesoriere: Renzo Codarin

Segretario: Grazia Tatò

Membri del Consiglio Direttivo: - Emanuele Braico

                                                  - Livio Dorigo

                                                  - Massimiliano Lacota

Collegio dei Revisori dei Conti: Ruggero Kucich, Carmela Amabile, Nicolò Molea

Collegio dei Probiviri: Guido Brazzoduro, Emiliano Sapori, Livio Ceppi

 

 

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Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana Dalmata inaugurato venerdì 26 giugno

Invito 1ab

 

Invito 2ab

 

ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO

 

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Presentazione del volume "Il ritorno del fante" di Pier Antonio Quarantotti Gambini, nell'edizione curata da Daniela Picamus

Il ritorno del fante167           

 

Pare non solo doveroso, ma anche necessario, allo scorrere dell’ultima ora, nella ricorrenza estrema di Pier Antonio Quarantotti Gambini, ricordare e ripensare al nostro scrittore migliore del ‘900 di terra istriana. Era il 1965 quando, prematura, lo colse la morte. Increduli, perché sorte inattesa, non solo quelli che gli erano accanto ma, allora, che ancora ce n’era, l’opinione pubblica tutta.

L’andarsene di un uomo, raffinato nell’aspetto e nell’animo, pareva significare lo sparire di un tempo e di una dimensione che si stava facendo desueta. L’eleganza del suo scrivere, ricercato, mai banale, denso di atmosfera e di parvenza nobile, pur, quasi in contraddizione, anche semplice, dava la sensazione che ci si trovasse davanti a uno dei “primi”, quando questo dire acquisisce significato nel contrapporlo agli “ultimi”.

                                                                                 

Concetti. Pure il dono che ci fece con quel breve testo che lui volle chiamare “Il ritorno del fante”, commissionatogli dalla RAI nel 1961 ad inaugurare il secondo canale in contemporanea rimembranza dei cento anni d’unità italiana, e che la stessa RAI modificò in “Tutti quei soldati”, sposta il nostro scrittore a ragionare senza velo sul sentire più umile e sul sentire dei più umili. Quegli uomini, i fanti, i soldati in genere, della prima guerra mondiale, quella della “conflagrazione universale”, che non sono élite paretiana ma che sono la massa, la gran parte dell’umanità. Poiché l’esito di ogni cosa, nella sua complessità, sta nell’insieme universale e non nel particolare.

Quarantotti Gambini dette allora prova, in poche pagine – e ben lo illustra Daniela Picamus nel suo intenso saggio che esamina le diverse lezioni del testo prima della versione finale e ragiona sulle vicende, anche fastidiose, che accompagnarono la trasmissione in RAI – di riuscire ad andare oltre ciò che sarebbe stata una facile banalizzazione di ricordi “gloriosi” di vittoria nazionale “grande” di un prima “grande” guerra. E l’occhio e il senso degli “ultimi” si incarnano perfettamente in Quarantotti Gambini, uno dei “primi”, che si concede e, anzi, cerca il sostegno di altri scrittori, protagonisti degli eventi e, per questo, testimoni veri, nello scritto, della tragedia generale. Da Slataper a Stuparich, da Comisso a Hemingway, da Ungaretti a Saba, pur in parte cassati nella versione ultima, limpido appare il comprendere e il comunicare incarnato da Pier Antonio Quarantotti Gambini. È un aver capito, e di conseguenza detto, che non stava nella retorica costruita a posteriori il senso degli eventi – e lo riconosce, in qualche modo, anche Todero, nel suo breve saggio di taglio storico e letterario che chiude questo volumetto – ma nel crudo testimoniare del pensiero semplice di sangue, fango, paura e morte trovati, e di mamma, paese, figli e mogli … e giovinezza perduti.  

Sono passati ormai quasi vent’anni da che, accompagnato da Alessandro De Varda, nipote prediletto di Pier Antonio e figlio di sua sorella Nike, mi accostai alla casa veneziana di San Cassian e, con decisione condivisa, si scelse che l’I.R.C.I., l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste, accogliesse le carte di famiglia dei Quarantotti Gambini. Da allora abbiamo il privilegio di essere, in qualche modo, gli eredi spirituali dello scrittore e di tutta la famiglia. Ma il privilegio è anche il dovere di tenere alto il ricordo di un uomo e uno scrittore del cui nome qualcuno disse , in tempi recenti, “sembra essere remoto … eppure, attraverso Quarantotti Gambini, la letteratura giuliana dialoga, ad alto livello, con il côté intellettuale italiano e internazionale”. In questo indubbiamente uno dei “primi” che, però, cammina con gli “ultimi” e che, come sentisse il presagio dell’ineluttabile, pare adagiarsi a quel destino che è comune e non distingue quando si congeda da noi con …

Nella vita, solo un baratro,

d’indifferenza a ciglia asciutte, trovi,

quando sul cuore preme l’infarto, e muovi

lo sguardo appena.Stan le cose mute

tutte all’intorno, vive ancora del giorno

alla luce, ed insieme già perdute.

Uscendo dalla tenebra, una mano

ci afferra dura al petto e …

(Pier Antonio Quarantotti Gambini, 1965)

                                                                                                                                           Piero Delbello                                                                                                            Direttore I.R.C.I.

                                                                                                                                           

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"Verso Crassiza" di Mario Ravalico presentazione al Museo di Via Torino

 

Lunedì 20 aprile, nella Sala Vigini del Civico Museo della Civiltà istriana, fiumana, dalmata, in via Torino 8, alle ore 17.00, viene presentato il volume di Mario Ravalico “Verso Crassiza. Note ed appunti sul martirio di don Francesco Bonifacio per un’eventuale nuova biografia del Beato”. Interverranno don Antonio Bortuzzo e Roberto Spazzali. Il volume è edito da Mosetti per conto dell’I.R.C.I., Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata.

 

          È sera e un giovane pretino di campagna si congeda da un altrettanto giovane confratello, per passare, traverso sentieri boschivi, verso la sua parrocchia, la sua casa. Niente di strano se non fossimo nel settembre del 1946, con la guerra finita da poco e non si vivesse in quel senso di precario e incerto che gli eventi hanno lasciato in Italia come in tutta Europa. Niente di anormale se non fossimo in Istria, terra, a questo punto, non più italiana ma passata alla neonata Repubblica federativa di Jugoslavia; terra dove l’ideale socialista internazionalista portato avanti dal maresciallo Tito è, purtroppo, solo una maschera che nasconde un feroce nazionalismo slavo. L’italiano, passato per fratello, è un nemico. La Chiesa è nemica.

         Quel giovane prete è don Francesco Bonifacio e non sa che in quel maledetto 11 settembre 1946, lasciando la chiesa di Grisignana e congedandosi da don Giuseppe Rocco da cui ha appena ricevuto la Comunione, non raggiungerà mai la sua casa a Villa Gardossi (Crassiza). Andrà, invece, incontro ad una sorte atroce i cui connotati ancora non siamo in grado di conoscere con precisione. Sappiamo solo che quelle guardie della Difesa Popolare, che entrambi i preti hanno notato non lontani, lo fermeranno lungo il sentiero che si dirige verso il cimitero di San Vito e poi risale verso Peroi di Grisignana, entra nel bosco, sale verso il Cuchet, poi scende e termina al bivio di Danielis e Radani. Là il prete viene fermato e portato via. E poi nulla: ammazzato e poi infoibato. O sepolto, o bruciato …

         In una indagine certosina, come è una ricerca che non lascia nulla di intentato, Mario Ravalico ripercorre tutte le tappe, ascolta tutti i “si dice” e i “non si dice”, scruta, interrogando, negli animi, sfronda le perplessità da tanti dubbi, ritrova tracce che parevano perdute, ne scopre di nuove, percorre vie impervie di rapporti difficili, a tratti impossibili, trova riscontri che solo il tempo, che è passato, riesce a concedere … offre, in qualche modo, nuove possibilità. La ricerca esce ora in volume, curato da Ravalico e voluto dall’I.R.C.I., Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata, con il titolo “Verso Crassiza. Note ed appunti sul martirio di don Francesco Bonifacio per un’eventuale nuova biografia del Beato” ed appare, anch’esso, come un percorso difficile, irto di impedimenti, ma prodigo di aperture e ricco di speranze. Quasi fosse una salita del monte Carmelo. In attesa della contemplazione finale.

 

Invito bis

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